mercoledì 17 luglio 2013

Sui blog letterari e sul pamphlet di eFFe (again)





Qualche mese fa ho scritto un articolo basato su un ebook che non avevo letto, ma i cui contenuti, appresi da terzi, affermavano delle realtà su cui ero disposta ad innalzare un coro di critiche.
Si trattava del pamphlet di eFFe sui blog letterari. La recensione che ne avevo letto su L’angolo di Jane era, per me, sbalorditiva: vi si affermava che i blog letterari vengono pagati una tot cifra o tramite favori e “cortesie” per scrivere recensioni.
Nel mio articolo, composto con una certa impulsività, ci tenevo a precisare fondamentalmente una cosa: nell’ebook non mi sembrava fosse stata fatta una differenza tra piccoli e grandi blog letterari, ed erano certamente i secondi ad essere pagati, non certo i primi per cui è già tanto ricevere mail di risposta dagli uffici stampa – talvolta anche scortesi, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio. I piccoli blog come il mio non ricevevano nemmeno un euro dalle case editrici, anzi. Mi preoccupavo della cattiva interpretazione che avrebbe tratto chi, leggendo questo pamphlet, si sarebbe convinto che tutti i blogger letterari vengono trattati “coi guanti” e addirittura pagati. “Ma col cavolo”, pensavo io, memore di quanto siano anche solo difficoltosi i rapporti con gli uffici stampa.

Alla luce della risposta di eFFe: “nel mio ebook non parlo di blogger pagati per scrivere recensioni positive, ma di blogger pagati per scrivere articoli per portali, siti aziendali o comunque siti apertamente commerciali, per testate giornalistiche”, ero sicura di aver preso un abbaglio ed ero pronta a porgere le mie scuse  soprattutto dopo l’accusa, giustamente mossa, di non aver letto l’ebook e di non poter trarre conclusioni sui racconti di altre persone.
Ebbene ieri, dopo essere fortuitamente capitata in QUESTO articolo sul blog di eFFe, mi sono decisa a leggere il pamphlet, pronta a cospargermi il capo di cenere.
I contenuti non mi sono sembrati nuovi. eFFe dice esattamente quello che mi aspettavo, partendo dalla definizione di blogger scrocconi (su cui non mi dilungo perché ne ho già parlato nell’articolo precedente, ma che continuo a condividere), passando per una blanda differenziazione tra i blog che tende soltanto a precisare quanto questi siano eterogenei e poco facilmente etichettabili – e con una divisione tra blog collettivi e individuali, di cui i primi sembrano quelli più funzionali – e parlando della vacuità dell’articolo AIE sui blog più influenti, arrivando infine al capitolo sugli editori scrocconi, il più scottante dell’ebook.

Qui mi aspettavo di vedere smentite le mie parole, di chiarire finalmente quello che io, per colpa unicamente mia – non avendo letto il pamphlet prima di scrivere l’articolo – avevo sicuramente mal interpretato.
Quello che leggo – ve l’assicuro, unico e solo riferimento ad una presunta retribuzione delle case editrici verso i blogger – è semplicemente questo:
"Come nel calciomercato, le società più grosse cercano di comprare i blogger più bravi, quelli che scrivono bene, che hanno un vasto seguito e una credibilità solida.[...]La differenza col calciomercato sta, tuttavia, negli ingaggi: non i milioni dei calciatori, ma qualche libro gratis, qualche rimborso spese o qualche cena in caso di presenza agli eventi; nel migliore dei casi da 30 a 50 euro al pezzo per degli articoli; nel peggiore, 5 euro al pezzo o il sentirsi dire che lavorare gratis per loro aumenterebbe il proprio prestigio."

Cerco ovunque nell’ebook con la speranza di trovare una precisazione per cui questi soldi sarebbero destinati non al lavoro del blog, ma per altre testate. Non c’è. E’ vero, viene detto che il blogger viene scelto in base alla sua popolarità. Ma mi sembra oltremodo ridicolo cercare di cambiare, a posteriori, quello che è scritto limpidamente nel pamphlet: che i blogger letterari sono pagati dalle case editrici per scrivere recensioni (se positive o meno, effettivamente, non viene detto. Ma, alla luce del paragrafo successivo dedicato all’antropologia del dono, è ovvio che, se ricevi una certa benevolenza dalla casa editrice, nasca la tendenza a scrivere recensioni positive – e questo non sono io a dirlo, ma eFFe – Figuriamoci se sei addirittura pagato).
Dove? Se non viene precisato – e NON VIENE PRECISATO – la conclusione più ragionevole è che vengano pagati per scrivere recensioni sui propri blog, non certo su altri portali.
Chiarito questo punto e messomi il cuore in pace – non sono io ad aver capito male, è proprio scritto così ed è inutile nascondere la mano dopo aver lanciato il sasso, meglio sarebbe prendersi la responsabilità di quel che si è detto  - con l’ebook di eFFe mi sono trovata d’accordo su molte cose, su altre decisamente no.

Inizierò proprio dalle poche righe sopra riportate: eFFe tende a gettare lì, quasi fosse una cosa da nulla, l’informazione che i blogger vengano pagati.
Nemmeno nel mio precedente articolo ho negato questa possibilità: sono sicura che esistano dei blogger pagati per scrivere recensioni, anche se non ne conosco.
Ma non credo che un libro ricevuto gratis per la recensione possa essere messo sullo stesso piano di un bonifico di cinquanta euro. Moltissimi blog ricevono libri dalle case editrici – ma, come ho scritto prima, ormai vanno per la maggiore gli ebook -, quelli che vengono davvero pagati credo siano in misura nettamente minore.
E, come pensavo, non viene fatto nessun distinguo tra blog con migliaia di utenti e blog più piccoli: è ovvio che l’atteggiamento delle case editrici sia diverso nei confronti dei primi o dei secondi. Se nei blog piccoli il meccanismo dell’antropologia del dono – ovvero quello per cui, se ricevi fiducia e compensi materiali come libri, il desiderio di non tradire le aspettative ti predispone a scrivere recensioni positive o concilianti, una sorta di ricatto psicologico autoimposto – mi sembra più presente e non implica un grande dispendio di energie, per i blog grandi bonifici, rimborsi spese e cene pagate sono una vera e propria forma di retribuzione – o corruzione, diceva qualcuno… - a loro esclusivamente concessa. Ribadiamo: il discorso riguarda un’elite ristretta, non certo l’intera blogosfera letteraria. Eppure non viene precisato nemmeno questo, semmai viene insinuato  che, massì, diciamo che qualche blog – quale e quanti siano non ci è concesso saperlo – potrebbero ricevere libri gratis e pagamenti dai 30 ai 50 euro. Come se fossero la stessa cosa.

A scanso di equivoci – l’ultima volta ho dimenticato di dirlo – voglio affermare che non trovo “cattivi” i blog grandi, se vengono pagati e non sono condizionati da questo. Non esiste una divisione manichea tra buoni e cattivi, tra blog grandi e blog piccoli in termini di “bontà”. Quello che volevo precisare è che nessuna casa editrice pagherebbe un blog con poche visualizzazioni per una recensione, e che ai blog piccoli vengono a mala pena inviate le copie per recensire. E che l’invio gratuito di copie e le cifre citate non sono a mio avviso paragonabili. Semmai,  esistono alcuni casi in cui blog, collettivi e non, si fanno pagare dagli autori.

Come accennavo, il paragrafo successivo è decisamente più chiaro, ormai archiviata e troppo poco approfondita la questione “blogger pagati per scrivere recensioni”: l’antropologia del dono è un concetto su cui mi trovo pienamente d’accordo. E questa volta il mea culpa dovrebbe essere fatto proprio dai blog piccoli.

Come molti saprete ho iniziato la mia esperienza di blogger tre anni fa: prima di allora non ne conoscevo nemmeno uno, non sapevo come muovermi né ero una grande esperta di recensioni.

Le collaborazioni con le case editrici sono cominciate dopo circa cinque mesi, perché venni contattata da una di queste chiedendomi se avessi voglia di scrivere una recensione su un libro inviatomi. Non mi è mai passata per la testa l’idea di lasciarmi condizionare dall’invio gratuito dei libri e le esperienze successive mi hanno anzi posto nella condizione di attirarmi le antipatie di chi mi aveva omaggiato: è successo che, dopo una recensione da tre stelle, non fossi più contattata, e che una volta mi fossero chieste ferme spiegazioni per una recensione distruttiva e cattivella. In quel caso, lo ammetto, ero anche animata da un senso di rivalsa proprio sull’editore, che in modo palese e indecente stava approfittando della collaborazione per trarne più pubblicità possibile. Ciò non toglie che il libro fosse brutto, scritto male, e quasi plagiato da Twilight e fui contenta di poterlo riscontrare. Con questa casa editrice ho da tempo troncato: politiche che non condividevo, libri a dir poco orribili e che mi ritrovavo, puntualmente, a recensire negativamente, e una considerazione dei blogger che mi disgustava.
Per alcuni episodi non si trattava di antropologia del dono, quanto di una corsa alla competizione tra blogger per ottenere in palio qualcosa. Niente di tanto inconscio, affatto.

Ho però riscontrato, parlando con alcuni blogger più ingenui, che, anche quando la casa editrice si comportava in maniera più “tranquilla”, l’antropologia del dono fosse in atto: si tendeva a parlare bene di un libro e a partecipare ad iniziative a questo dedicato nonostante non fosse piaciuto. Certe volte succedeva involontariamente, certe volte no. L’incapacità del giovane blogger di prendere una posizione, di rifiutare un’occasione data, il desiderio di non deludere e “rovinare tutto” volgeva a favore della casa editrice. “Strumentalizzazione” era la parola che mi veniva in mente.
Ancora: è anche capitato che, contravvenendo pubblicamente ad una iniziativa di una casa editrice verso i blog che trovavo ambigua, fossi attaccata da blogger con molta meno esperienza di me, aperti per lo più da poco, che anziché ragionare sulle mie obiezioni prendevano le parti della casa editrice – non so se sinceramente o con l’esclusivo obiettivo di fare buona impressione davanti alla c.e. lì presente, a mio discapito.

L’antropologia del dono è, a mio avviso, qualcosa di molto presente all’interno dei blog letterari. Molto spesso è accompagnata dalla giovane età e dall’inesperienza, talvolta dalla vanità e dall’ambizione.
E’ possibile individuare recensioni “condizionate”, inconsciamente o consciamente che siano? Per quanto riguarda i blog letterari più piccoli, è frequente l’uso di ringraziare, a inizio post, la casa editrice che ha mandato il libro che stanno recensendo. Non vi illudete sia sempre una volontà di trasparenza, spesso è l’ostentazione di quella vanità a cui accennavo.  Tendo a fidarmi poco delle recensioni troppo entusiastiche, piene di frasi a effetto, o che non criticano nulla. Devo ammettere che anche l’età del blogger va a suo svantaggio: i giovanissimi sono quelli più vulnerabili al meccanismo, complice anche la gratificazione che ricevono dall’attenzione data dalla casa editrice - un’autorità che, al contrario di altre che poco li considerano, per quanto  “importante” e “autorevole” intrattiene con dei semplici adolescenti scambi di mail.

A proposito dell’aperta dichiarazione di ricevere libri dalle case editrici: alla fine del pamphlet eFFe stila una sorta di decalogo del buon blogger. Da ora sarò costretta a parlare solo in base alla politica che adotto io per il mio blog, che ovviamente non è universale e nemmeno necessariamente giusta.

 Il primo invito è appunto: “Sii trasparente. Se fai qualcosa per qualcuno, dillo apertamente. Se ricevi dei beni materiali, dei benefici o dei privilegi per il tuo lavoro, dichiarali.
Dato che l’unico bene materiale che ricevo dalle case editrici – quando li ricevo – sono i libri, e dato che questo fatto non influisce nella maniera più assoluta nella mia recensione, per quale motivo dovrei precisarlo ogni volta? Libri procuratemi autonomamente o inviati dalle case editrici non hanno differenza. Per un caso davvero fortuito, però, un paio di giorni fa è stata finalmente inserita la sezione Policy che trovate sopra l’header del blog, dove viene esplicitato che collaboriamo con case editrici. C’è stato un periodo in cui, come in molti blog, avevamo il nostro spazietto in colonna con i banner di tutte le case editrici con cui avevamo rapporti. Poi decisi di toglierlo perché lo consideravo un’ostentazione, una sorta di gara al montepremi – rappresentato dall’accumulo di collaborazioni – più cospicuo.
 Al giorno d’oggi non saprei nemmeno quantificarle, perché non sono continue – molto spesso occasionali – e perché un episodio di collaborazione non è detto si ripeta una seconda volta.
Ovviamente l’invito alla trasparenza è delle migliori intenzioni, e non è certo da biasimare. L’auspicio di eFFe è anzi quello di creare una condivisibile e limpida interazione tra lettori, blogger e case editrici, soprattutto a favore dei primi che devono essere avvisati se c’è un qualsiasi cavillo con la casa editrice. Io non ritengo che questo sia necessario anche per l’invio dei libri: penso che conti molto, al contrario, se il blogger viene pagato per scrivere la recensione.

Il secondo punto è: “Sii equo. Le grandi aziende e i grandi gruppi hanno già dei forti canali di comunicazione, mentre le piccole realtà culturali (editori, artisti, compagnie teatrali, case discografiche) faticano ad avere visibilità: se puoi offrire uno spazio e una parola, offrili in primo luogo a chi ne ha più bisogno.
Qua sforiamo in una concezione molto comune di blog letterario, che più volte, con incredulità, ho constatato esistere. Ho detto io stessa che, recensendo un libro, chiunque si trova, pur a suo discapito, a farne pubblicità. E sul mio blog sono presenti anteprime e rubriche che rappresentano una vetrina: nonostante la mia intenzione sia valorizzare il prodotto in cui credo, è inevitabile che, essendo il marchio veicolato al libro, stia esaltando anche il marchio. Questo non cambia però le mie intenzioni: non uso il mio blog come uno spazio pubblicitario. Ad importarmi è il libro – in cui credo nel momento in cui scrivo un post di segnalazione – non l’editore a cui è legato. Quindi perché dovrei dare più spazio ad una realtà più piccola, se questa non mi piace o mi lascia indifferente? Semplicemente perché ha meno occasione di pubblicizzarsi? Non dovrebbe essere la qualità a farla da padrone, anziché queste gerarchie buoniste?
Abbiamo sempre recensito piccoli e grandi editori, esordienti e autori conosciuti, tutti legati da un denominatore comune: la convinzione che, in quell’editore, in quell’autore e in quel libro, esistesse un motivo per parlarne. Indipendentemente se piccolo o grande. Non do spazio a tutte le persone e a tutti gli editori che mi scrivono, ma solo a quelli che penso se lo meritino. Perché il loro libro non ha una trama scontata, perché la mail è scritta correttamente in italiano – non è certo cosa da poco nel mondo degli esordienti o aspiranti scrittori -, perché qualcosa mi incuriosisce. Sullo stesso criterio faccio anche segnalazioni, quella che sospirosamente può essere definita pubblicità. E ripeto che subiscono lo stesso trattamento sia le grandi editrici che le piccole. Anzi ho proficui rapporti con certe piccole, mentre da certe grandi non vorrei ricevere nemmeno un segnalibro.

E’ vero però che molti blog – e parlo ancora una volta dei più piccoli, anche se, a mio avviso, anche i grandi hanno le loro colpe: vedi palesi recensioni marchette - si facciano influenzare dal marchio editoriale: una copertina luccicante, una sinossi ben congegnata – e per “ben congegnata” intendo: frasi fatte e brevi spezzate da un punto, di solito in numero di tre; scenari suggestivi che introducono la trama; enunciazione degli ambitissimi traguardi raggiunti dal libro, che di sicuro vi cambierà la vita – e un titolo accattivante non sono gli unici fattori che predispongono il blogger alla lettura del libro di una casa editrice piuttosto che di un’altra minore. Sovente questa scelta è guidata dalla convinzione che la c.e. più grande sia migliore e inoltre il blogger non fa certo lo sforzo di andare a cercare il piccolo editore di qualità. Errata è  anche la convinzione opposta: che le piccole case editrici siano necessariamente sinonimo di qualità o onestà.
Uno dei punti fondamentali dell’ebook è d’altronde questo: 

Spinti da cause diverse – il narcisismo, la volontà di compiacere, la miopia dei loro gestori, la speranza di intrattenere rapporti più solidi o semplicemente un entusiasmo che rende ciechi ai meccanismi del mercato editoriale – si trovano a produrre contenuti che contribuiscono ad aumentare lo squilibrio di forze tra marchi editoriali.

Quello che preoccupa è, insomma, lo squilibrio tra piccoli e grossi editori. I blog dovrebbero pubblicizzare più i primi che i secondi, perché, insomma, non hanno la stessa disponibilità ed è giusto così.
E qui mi rispecchio pienamente nell’accusa di eFFe:

Nel caso dei book blog, ciò che nel migliore dei casi è naïf e nel peggiore un insulto all’intelligenza è affermare cose come “noi scriviamo solo dei libri che ci piacciono e non ci poniamo il problema degli editori”. Se ciò fosse vero rappresenterebbe il segno evidente di un’irresponsabilità morale, culturale e sociale; e nel negare il “problema” degli editori non farebbe altro che consentire a questi la privatizzazione di uno spazio e di un’intelligenza collettivi.
Insomma, il fatto che a colpirmi debba essere il libro e non l’importanza dell’editore – poi magari preferisco il libro di una c.e. piccola a quello di una grande, ma questo sembra non entrarci: viene dato per scontato che un simile criterio deponga automaticamente a favore delle grandi case editrici – mi rende una irresponsabile dal punto di vista morale, culturale e addirittura sociale.
Non nego che il monopolio delle grandi case editrici all’interno dei blog letterari esista. Di certo, su dieci recensioni, una appartiene ad una piccola realtà e nove alle più grandi. Ma sono assolutamente contraria al pensiero per cui una piccola casa editrice debba ottenere un trattamento diverso dalla grande, perché sì:  tutti dovrebbero semplicemente essere trattati nello stesso modo. Ovvero: se lavori bene, ti do la mia attenzione e lo spazio sul mio blog. Altrimenti il mio non è uno spazio affittabile al migliore offerente o al più bisognoso (cioè non mi chiamo Caritas), e non importa se tu sia un piccolo o grande editore.

Sugli altri punti (sii rispettoso dei tuoi lettori, cita le fonti, apriti alle novità e alle sperimentazioni) non posso che essere d’accordo.


L’ebook di eFFe è, come lui stesso ha affermato, basato sulla sua esperienza: mi sembra quindi che tutte le realtà minori non siano stati considerate né scinte, e che si faccia un discorso che uniforma grandi e piccoli blog. O che, peggio, parla solo dei grandi, come se i piccoli non esistessero. Un’analisi quindi che non vara il ventaglio di tutte le possibilità e che ne risulta, suo malgrado, superficiale. 

15 commenti:

  1. Approvo e sottoscrivo con il sangue.

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  2. Secondo me il librino di eFFe era più che altro una serie di domande che mirava a smuovere le acque. In particolare mirava a porre quegli interrogativi scomodi che il mondo dei blogger letterari italiani dovrebbe affrontare e che invece nasconde sotto il tappeto.
    Incontrare Giordano a una cena per pochi cui sei invitato potrebbe inficiare il tuo giudizio sul suo libro?
    Collaborare con una casa editrice potrebbe anche solo un po' modificare il tuo rapporto col libro? (per esempio, per me pagare per una schifezza mi rende molto più acida che riceverla gratis :P)
    Sono domande, quesiti, non dà giudizi in primis ma è come se volesse dire: forse dobbiamo parlarne chiaramente e ci vuole più trasparenza.
    L'errore fondamentale di eFFe sta nel fatto che considera solo i blog collettivi e i grandi blog, non comprendendo secondo me appieno come funziona il rapporto personale tra blogger e lettori: io spulcio articoli su blog collettivi, li seguo, ma è nel rapporto con altri blogger minori che trovo i "libri da leggere", il dibattito, eccetera. Sui blog individuali si possono percepire voci di lettore, gusti precisi e spesso molte più critiche, si può interagire e sapere quale sia il palato di chi sta scrivendo.
    Perde di vista la varietà del macrocosmo blogger e delle differenze.

    Ma, d'altro canto, quando paragona soldi e libri, pur allargandosi troppo, non sbaglia nemmeno di tanto il tiro: alla fine è il principio che conta e vuole richiamare, io credo, a una maggiore dignità e consapevolezza. I grandi portali forse ricevono soldi, non so e non mi interessa e in ogni caso sono convinta che si veda benissimo se questo si rivela in una traiettoria di giudizio modificata (come ho visto in molti casi e in altri no); ma i piccoli blogger possono sentire l'adulazione e l'attenzione di un contatto con un ufficio stampa e sentirsi bendisposti. Non cercano soldi, ma visibilità ed approvazione.

    Alla fine ciò che conta è essere chiari.
    Ad esempio io sono dell'idea, contrariamente alla tua, di non ospitare alcun spazio pubblicitario sul mio blog attraverso vetrine o anteprime: consiglio solo ciò che mi è passato per mano, perché non è un nome, un ufficio stampa che mi scrive bene o non so che altro che possa sostituirsi all'elemento fondamentale di un blog individuale, ossia essere qualcosa scritto da una persona e non da un ufficio marketing.
    Un blog è uno spazio personale e aperto ai lettori e sono del tutto contraria a qualsiasi cosa possa "ingannare" il lettore, come le parole di un comunicato stampa copiaincollato, un libro consigliato ma non letto, e così via. Io, da lettrice, rimango sempre un po' male quando trovo queste "presentazioni", anche perché spesso inizio a leggerle credendole recensioni e poi le chiudo sbuffando.

    Sono dell'opinione che la credibilità sia un fattore importante per un blogger, oltre che la trasparenza. Dopotutto non leggendo qualcosa e consigliandolo a priori si possono far prendere cantonate o si possono prendere con le proprie parole.
    Rimasi perplessa sul primo articolo sull'ebook di eFFe: in quel caso se ne parlava come se fosse stato letto (specificavi di non averlo fatto, ma nei commenti tra botta e risposta sembrava venisse dato per scontato che fosse stato letto) mentre non era così, le critiche venivano poste tramite il resoconto opinabile di qualcun altro.

    Ognuno ha la propria politica, la mia è quella di leggere sempre ciò di cui parlo e non prestarmi come spazio pubblicitario. Ma se ognuno ha la propria politica, l'importante è esserne chiari - come fai tu - e pronti a dibatterne.

    Che siano i "piccoli blogger" a parlare degli aspetti controversi dell'essere blogger, e non i "grandi" citati nell'ebook di eFFe a mio parere soprattutto a loro dedicato, continua a farmi ridacchiare ;)

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    1. Ne abbiamo parlato in privato, quindi ti rispondo solo sul concetto di spazio pubblicitario per chi legge :)

      Il mio è un blog informativo, ha cioè l'obiettivo di informare i lettori su nuove (selezionate) uscite, novità editoriali e via dicendo. Se esce il nuovo libro di King sto informando i lettori della cosa corredandola a mille altre info (sulla stesura del libro ecc), non facendo pubblicità alla sperling. Inoltre, nel mio caso, è rarissimo che scriviamo l'anteprima di un libro che ci è stata comunicata dalla stessa ce: siamo noi che andiamo a cercare il libro che ci sembra più interessante, per parlarne sul blog. Non posso negare che alla fine si tratti mio malgrado di pubblicità, anche se l'intenzione è diversa. Ma sto anche facendo pubblicità nel momento in cui recensisco. Ho appena fatto pubblicità parlando di Sperling e Stephen King. Io però trovo ci sia una sottile differenza tra copiare e incollare i comunicati stampa e informare, con una dose di dettagli correlati, dell'uscita di un libro. E' qualcosa di molto borderline, ma avendo uno spazio "pubblico" ogni volta che sto parlando di un libro - sia bene che male - mi trovo a pubblicizzarlo.

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  3. Un pezzo davvero molto interessante

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  4. Io credo sia sempre sbagliato fare di tutta l'erba un fascio e, anche se magari l'intenzione in questo caso non era quella, se l'autore del saggio non fa determinati distinguo, è logico pensare che poi, chi leggerà l'ebook, farà una serie di ragionamenti che potrebbero coinvolgere realtà diametralmente opposte che non hanno poi molto a spartire.

    Quella della retribuzione rimane una realtà che IO non ho ancora conosciuto. So di un certo sito che va in giro a chiedere soldi ad autori per fare una recensione, però so trattarsi di un solo caso e che comunque lascia fuori le CE.
    Io non riesco nemmeno a ricever risposta dalle CE, tante volte, quindi davvero mi sembra così utopica la possibilità di un pagamento che faccio fatica a concepirla.
    Se davvero esiste stiamo parlando davvero di realtà molto grandi e di una certa influenza che, davvero, mi pare molto lontana da quella fascia di blog praticamente autogestiti come il mio, questo di Malitia e tanti altri.

    L'antropologia del dono... potrei essere in parte d'accordo, però... come dice Malitia, questa cosa la vedo più radicata in contesti estremamente giovani, in cui non si mira tanto a parlare di libri, quanto a riceverli. O che comunque si sentono importanti perché riescono a relazionarsi con realtà imprenditoriali di una certa importanza. Ma credo pure che siano realtà che stanno sparendo.

    Per quanto riguarda invece il discorso di dare spazio alle piccole realtà... beh, io proprio non riesco a sopportarlo. Perché? Perché dovrei dare più spazio a delle realtà piuttosto che ad altre?
    Io scrivo di libri che mi hanno incuriosito, se un libro non mi incuriosisce non ne parlo. Non riesco proprio a concepire l'idea di assegnare i propri spazi in base al nome dell'editore. Io sono un lettore, leggo quello che più attira la mia attenzione e questo è quanto. Sta al piccolo editore riuscire ad attirare la mia attenzione con un prodotto che potrebbe essere di qualità.

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    1. colpito e affondato: concordo in pieno.

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    2. eFFe fa un discorso sensato sul fatto che i blogger si prestino involontariamente al gioco delle ce nel momento in cui parlano di una grande realtà imprenditoriale anziché di una piccola, contribuendo ad allargare il divario tra le due. Invita a porsi responsabilmente verso questa verità, con la consapevolezza, cioè, che siamo meno indipendenti di quanto pensiamo, perché rientriamo tutti quanti nel calderone delle ce e delle multinazionali (sembra molto complottistico detta così). Quello che dice lui (cito testualmente) è: "caro blogger che scrivi per passione, ti rendi conto che la tua passione arricchisce qualcun altro?" (in questo caso faceva anche riferimento allo squilibrio di potere tra la casa editrice i il blogger che lavora senza guadagnare un soldo).
      Per quanto possa essere sensato, però, questo ragionamento è troppo unilaterale. Mi spiego: il blogger non è più un individuo che scrive spensieratamente, ma diventa cosciente di un’importanza commerciale (che non è detto che esista e probabilmente non esiste) da sfruttare potenzialmente (a proprio vantaggio, a vantaggio delle case editrici grandi, a vantaggio di quelle piccole, in base alla propria coscienza). Sotto la luce commerciale il blogger perde la sua basilare caratteristica, quella di essere un amico fidato che consiglia o sconsiglia un libro, ma comincia ad agire in base a calcolate (anche se eque) manovre editoriali. Questo per alcuni blogger, soprattutto per chi scrive per piacere tenendo come un diario, è assolutamente fuori dal mondo. Vedere un blogger sotto la luce commerciale, attribuirgli la responsabilità morale di curare questo o quel libro di tale piccola realtà editoriale, lo pone già in una condizione di esistenza in cui i blogger (quelli piccoli e quelli che non hanno una redazione) non si ritrovano, una condizione troppo forzata e in parte anche irreale. Se dobbiamo curarci di tutto questo tanto vale non parlare più di libri non agevolando nessuno, ma solo di editoria.

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  5. Premetto che una cospicua percentuale dei miei neuroni è già andata a dormire, quindi non garantisco per la grammaticortografiasintassi di quanto segue.
    Dunque.
    Rimembro il tuo post all'epoca, rimembro la risposta di eFFe, che poi è stata quella che mi ha convinta a leggere l'ebook. O era stata un'altra recensione? Uhm.
    Ad ogni modo, vero che eFFe sembra prendere in considerazione soprattutto i grandi blog collettivi, quasi ignorando noi sfigatelli se non quando si tratta di parlare di blog-vetrina. Cioè, non mi pare che li definisse blog-vetrina, ma è un po' come li definisco io. Mi è capitato di trovarne in giro, quelli che pubblicano qualsiasi cosa venga loro mandata, in maniera del tutto acritica e che si sperticano in mille lodi per le più abominevoli schifezze basta che siano arrivate gratis. Ce ne sono. Non so quanti, anche perché non è che me li vado a cercare. Però è vero che è strano il modo in cui questi blogger decidono di concedere uno spazio che dovrebbe essere loro e personale a una massa indefinita di uffici stampa pronti ad approfittarne.
    Ti dirò che mi pare di ricordare - oh, magari mi sbaglio, è passato tanto tempo - che eFFe non parlasse tanto di blogger scrocconi, anche perché quando la parola 'scroccone' è saltata fuori si riferiva a quanto aveva detto di lui un editore. Piuttosto mi pare che si lamentasse delle case editrici scroccone, che fanno le gradasse coi blogger. Cosa che a me effettivamente non è mai capitata, finora si sono comportate tutte in maniera impeccabile. A parte un pirla l'altro giorno, ma lasciamo stare.
    Eccessiva la tentata analogia tra 'eventuali collaborazioni future' e pagamenti diretti, infatti all'epoca gli avevo chiesto ripetutamente chiarimenti sulla questione.
    Credo che eFFe abbia una concezione di blog molto diversa dalla mia - o dalla nostra - visto che si fissa più sul rapporto case editrici-blogger che sul rapporto lettori-blogger. Cioè, con tutto il bene che posso volere a certe case editrici, non sono loro i miei interlocutori. E parlare di sfruttamento per i blogger che ricevono materiale gratuitamente - non quelli vetrina - quando si sta ricevendo qualcosa gratis con la possibilità di farne e dirne ciò che si vuole... mah.
    Io l'ebook di eFFe l'avevo trovato assai interessante, anche se alla fine mi sono accorta di pensarla diversamente su un sacco di cose. A parte l'antropologia del dono, quella è faiga. E personalmente mi sembra di fare una bella cosa avvertendo quando sto recensendo un libro ricevuto gratis. Cerco sempre di essere il più oggettiva possibile e credo che chi mi legge lo sappia, però non si sa mai, c'è sempre qualcuno in agguato pronto a pensare male.

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    1. Tanto per essere chiari, non definisco blog-vetrina i blog che pubblicano segnalazioni e simili, ma chi pubblica indistintamente qualsiasi cavolata arrivi xD

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  6. Salve a tutti, sono il direttore di Mangialibri, forse il più grande dei blog collettivi dedicati al mondo dei libri. Conoscendo il lavoro, il pensiero e l'ebook di eFFe posso tranquillamente affermare che lui non ha mai voluto affermare che gli editroi sborsino decine di euro per far scrivere recensioni sui blog (collettivi o no). Anche perché non è vero (magari fosse vero, mi viene da dire, al ritmo di 12 recensioni al giorno a Mangialibri saremmo ricchi!).

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  7. Detto questo, vorrei intervenire su una polemica che ogni tanto sento serpeggiare sul web: i blog che accettano libri in omaggio "si vendono"?

    Ma stiamo scherzando? Lo scandalo è semmai che gli editori NON spediscano ai blog TUTTI i libri che pubblicano!

    La filiera corretta (nel cinema per esempio avviene così da sempre e nessuno ci vede nulla di male) è: lo scrittore scrive, l'editore stampa, l'ufficio stampa invia le copie, i giornalisti scrivono i pezzi e intervistano, PUNTO. Poi ovviamente c'è chi fa il suo mestiere bene e chi male, chi è lecchino e chi no, chi è severo e chi è buono, e così via.

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    1. Sì, magari. Siamo già crocifissi perché riceviamo un libro ogni tanto - e ora mandano quasi solo ebook - figuriamoci se fossimo trattati allo stesso modo di giornalisti... Sebbene lavoriamo quanto e come loro, quindi ne avremmo tutto il diritto

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  8. Ma crocifissi da chi? Il problema è questo (il problema che volevo porre). E crocifissi perché? Non ha alcun senso.

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