martedì 29 aprile 2014

In difesa di Lolita, la ninfetta che provocava i pedofili



Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato, per battere, al terzo, contro i denti. Lo.Li.Ta.
Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.

L'incipit di Lolita è uno dei più belli che siano mai stati scritti. L'essenza morbosa, lirica e disturbante del capolavoro di Nabokov sta tutta lì: in quelle tre sillabe, Lo.Li.Ta., che arrotolano la lingua dentro il palato e che vengono evidenziate nelle primissime righe. La storia, abbastanza nota, parla dell'ossessione di un cinquantenne per una bambina di dodici anni. Per Lolita, per cui dichiara eterno e folle amore, il protagonista, Humbert, si unisce in matrimonio con la di lei madre, progettando di ucciderla quando costei vuole allontanare per sempre la bambina e riuscendo infine a prenderne la custodia totale.
I termini di Humbert sono appassionati (Vedete, l'amavo. Era amore a prima vista, ad ultima vista, e per sempre e per sempre ;  ed io la contemplai e la contemplai e seppi chiaramente come so di dover morire che l'amavo più di qualsiasi altra cosa avessi mai veduto o immaginato sulla terra, o avessi mai sperato di trovare altrove) e in alcuni punti si ha davvero la percezione della disperazione del protagonista: Nabokov riesce a delineare la perfetta fisionomia e psicologia del pedofilo, che dissemina nel testo frasi apologetiche venate di follia ( Noi non siamo depravati! Non violentiamo come fanno i bravi soldati. Siamo miti signori infelici, con occhi da cane, sufficientemente ben integrati da saper controllare i nostri impulsi in presenza degli adulti, ma pronti a dare anni e anni di vita per un’unica occasione di toccare una ninfetta. Non siamo, nel modo più categorico, degli assassini. I poeti non uccidono mai) tendenti a sottolineare, fino all'ultimo, come l'amore verso le "ninfette" (esseri demoniaci - così vengono definiti - tra i nove e i quattordici anni, streghette ammalianti) sia puro e innocente.

Nonostante Lolita venga descritta come una ragazzina precoce e maliziosa - una ragazzina, ricordiamolo, cresciuta senza un padre -, sappiamo benissimo che quella di Humbert è una visione distorta, intervallata solo occasionalmente da attimi di lucidità in cui si rende conto di aver spezzato qualcosa in lei (Io ti amavo. Ero un mostro pentapodo, ma ti amavo. Ero ignobile e brutale e turpido e tutto quello che vuoi, mais je t'aimais, je t'aimais! E c’erano momenti in cui sapevo come ti sentivi, e saperlo era l’inferno, piccola mia.)
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Sembrerebbe un'interpretazione scontata quella della patetica storia del pedofilo, eppure Nabokov è così magistrale nella scrittura e nell'immedesimazione da far venire ai lettori dubbi che spesso divengono certezze.

Riporto alcuni commenti ritrovati in rete:







Non si può non fare un plauso a Nabokov per la caratterizzazione del personaggio, talmente profonda da convincere persone adulte che "[Humbert] stesso non è carnefice, è vittima", che "non è un pedofilo [...] e comunque Lolita non è un angioletto", che "Lolita è TUTTO tranne che una piccola prigioniera da servizio di Studio Aperto sul pedofilo brutto e cattivo sempre in agguato dietro l'angolo".
Il ribaltamento dei ruoli (da carnefice a vittima di una dodicenne provocante e senza scrupoli che i moralisti e perbenisti si ostinano a difendere) è dunque il pregio di questo romanzo, su cui però è quanto meno assurdo farsi ingannare. Per innumerevoli ragioni è evidente che sia Lolita a soffrire della morbosità di Humbert: quest'ultimo, consapevole del proprio reato e non innocente come vorrebbe far credere, per convincerla a non parlare preme sul fatto che, se lo denunciasse, finirebbe in orfanotrofio e che lui è l'unica persona al mondo che le è rimasta; inoltre la ricatta, la compra, le impedisce di frequentare i ragazzi della sua età, non vuole farle fare attività extrascolastiche, non le dà denaro per evitare il rischio che possa scappare. Le reazioni di Lolita sono esasperate e isteriche: è una bambina che sta male, che piange la notte e non esita a rinfacciargli che lui l'abbia stuprata - anche se Humbert racconta che è stata lei a sedurlo e che la mattina dopo Lolita non riusciva nemmeno a camminare -, capricciosa, irriverente e soprattutto triste.  

A favorire la prima versione è poi il film del 1997 diretto da Adrian Lyne: Lolita, interpretata da Dominique Swain, viene presentata come una gatta in calore - scene mai presenti nel libro di Nabokov - di cui Humbert  (Jeremy Irons) è una vittima infatuata. Soprattutto quasi assenti sono i riferimenti alla carcerazione della protagonista, di cui il regista evidenzia anzi la acerba sensualità. Inesistente l'ironia di Nabokov - ben presente nella versione di Kubrick -, vittimista e patetica la parte - non certa per colpa dell'attore - di Humbert, perennemente sul ciglio di una crisi di pianto.
L'interpretazione di Lyne sembra coerente con quella che molti danno in rete: Lolita è una tentatrice, non importa che età abbia né quali traumi abbia subito e subisca dopo l'incontro con Humbert, né che costui rifletta varie volte su come sbarazzarsi di lei quando avrà superato l'età della "ninfetta".

Soprattutto è singolare la giustificazione dell'amore nei confronti dell'atto deplorevole: l'amore malato è pur sempre amore. In nome della magistrale scrittura di Nabokov, la ragazzina (essendo donna le si addice: "non è un angioletto") è colei che tenta l'uomo - non un volgarissimo pedofilo ma, semplicemente, un uomo innamorato. Pensiero che si riscontra frequentissimo anche tra i commenti di recenti fatti di cronaca che hanno per protagoniste prostitute bambine. La responsabilità dell'adulto è obliata, mentre alla bambina o all'adolescente viene scaricato il peso della provocazione consapevole e del rapporto consensuale. 
Le pagine di Nabokov, come già evidenziato, sono d'altronde così intense da trasmettere un vero senso di devozione da cui è facile essere coinvolti, così ammalianti da convincere che, in fondo, Humbert è davvero solo un uomo follemente innamorato. Di una bambina, certo. 

Anche peggiore è l'accusa di perbenismo di chi vede nella meravigliosa opera di Nabokov una chiara storia di pedofilia. E sembra che questo libro costringa a dividere necessariamente: da una parte gli indignati per l'ossessione sessuale del protagonista, dall'altra coloro che quasi la negano, riducendo la storia a un rapporto non corrisposto, o che non notano le numerose incongruenze paranoiche e bipolari di Humbert della relazione con Lolita. Affermando con forza le vette artistiche raggiunte dal romanzo, che sono chiaramente indipendenti da qualsiasi decodificazione moralista, mi lascia tuttavia perplessa l'incidenza di queste - a mio avviso erratissime - manipolazioni del testo. 

La responsabilità di Nabokov in tutto questo, ovviamente, non esiste: dichiara egli che "io non sono né un lettore né uno scrittore di narrativa didattica e, a dispetto delle affermazioni di John Ray, Lolita non si porta dietro nessuna morale. Per me un’opera di narrativa esiste solo se mi procura quella che chiamerò francamente voluttà estetica, cioè il senso di essere in contatto, in qualche modo, in qualche luogo, con altri stati dell’essere dove l’arte (curiosità, tenerezza, bontà, estasi) è la norma".
Esiste però la responsabilità di chi non interpreta un'opera con la giusta obiettività o la giusta intelligenza. La letteratura è il mezzo più efficace per riflettere su situazioni lontane dalla nostra realtà - situazioni che ci spaventano o ci danno ribrezzo. Cosa succede quando non siamo in grado di interpretarla secondo la giusta ottica? E, soprattutto, qual è la giusta ottica?  



17 commenti:

  1. In linea di massima sì, esiste "la giusta ottica". Forse. Nel caso specifico non ne sono tanto sicura. È ovvio che Lolita sia oggetto di diverse interpretazioni e di ancor più svariate opinioni: l'argomento trattato è così delicato che non mi sento di condannare chi condanna (scusa il gioco di parole). Puoi anche aver chiaro quale sia stato lo scopo dell'autore, e apprezzarlo, proprio perché ha saputo manipolare una situazione e sbatterla su carta come più gli piaceva, rivoltarla completamente, ma "il fattaccio" resta. Sono reazioni di pancia, c'è chi alcuni argomenti non riesce proprio a leggerli, e la genialità dello scrittore non è mai abbastanza per colmare il divario tra "ho capito le tue intenzioni" e "non apprezzo il risultato".

    Detto ciò, io sono una di quelle che ama Lolita, perdona Humbert e ammira Nabokov. Non so se sia la giusta ottica. È la mia però.

    Un saluto allo staff.
    Mary.

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  2. Sì, sono d'accordo con le reazioni di pancia: si può avere compassione di Humbert, che è davvero convinto di amare Lolita e contemporaneamente la soffoca, si può pensare che Lolita sia maliziosa e all'inizio se ne approfitti. Poi però, con razionalità, non si può pensare che "Humbert non è un pedofilo, è pure simpatico" e che Lolita non sia una vittima di Humbert ma del sistema. Lo trovo quanto meno fuorviante.
    Io ho avuto un odio feroce per Humbert soprattutto nelle parti in cui voleva controllare la vita di Lolita, evitando di farle avere relazioni con altri ragazzi della sua età. Questo proprio non l'ho sopportato. Ho pensato: "non solo si prende il suo corpo, ma anche la sua vita?"
    E' curioso che l'indignazione non stesse tanto nell'abuso sessuale - all'inizio, chi lo sa, poteva davvero essere consensuale, per quanto possa definirsi così l'assenso di una bambina di dodici anni - quanto nella possessività del protagonista.
    Un saluto anche a te! :)

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  3. non ho ancora letto il capolavoro di nabokov, però ho visto dei stralci del film di lyne. concordo con te quando scrivi che la versione cinematografica del 1997 esaspera la sessualità acerba di lolita. sembra quasi che lei sia la carnefice e humbert la vittima.

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  4. Ho trovato assolutamente patetica la versione di Lyne, sia per la resa del protagonista che della storia e di Lolita, rarissimamente vista come una vittima ma solo come una provocatrice senza scrupoli. Mi sembra che si sia voluta utilizzare la storia solo per fare scalpore, quando i contenuti del libro erano altri

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  5. Complimneti, davvero un post interessante! Lolita non l'ho ancora letto ma conto di farlo molto presto!

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    1. Leggilo, è un libro meraviglioso!

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  6. Qualunque cosa se ne dica, Lolita è e rimane una vittima. La confusione può derivare dal fatto che non si tratti di uno stupro brutale (o almeno per quello che ne sappiamo, bisogna sempre tener presente che Lolita è interamente raccontato dal punto di vista di Humbert e *solo* Humbert. Lolita non ha MAI, in tutto il libro, la possibilità di esprimere se stessa). Venendo a mancare la componente "violenta" del rapporto, è facile cadere vittime noi stessi del fascino ironico e un pò pietoso di Humbert. E' facile addurre giustificazioni al suo comportamento, dividere la colpa fra le due parti, se non addirittura scaricare tutto su Lolita.
    Ma teniamo per favore presenti alcuni punti:
    - Humbert è un adulto, Lolita una ragazzina. Può sembrare banale da dire, ma non bisogna mai scordare che un adulto ha una consapevolezza di sé e delle proprie responsabilità diversa da quella che può avere una quasi-bambina.
    - Lolita è una ragazzina affamata d'amore. Senza padre, quasi senza amici (anche per diretta intercessione di Humbert), con una madre con tutta una serie di problemi suoi che la ignora e le mette in casa un uomo estraneo (!) con cui la lascia ripetutamente sola. E' quasi naturale che, sopratutto dopo la morte della madre - l'unico legame rimasto - si rivolga ad Humbert in cerca di affetto e protezione. Però, in che ottica può rivolgersi a lui? Non è davvero suo padre, né uno zio o un fratello. E' troppo grande per instaurare con lui quel tipo di rapporto, e il periodo in cui si conoscono troppo breve. Inoltre non bisogna scordare che
    - Lolita stà attraversando la fase della pubertà. E' naturalmente incuriosita dal sesso, come tutte le persone che attraversano quella fase, e stà scoprendo il potere che ha sugli uomini. Lo testa, magari fà anche un pò la smorfiosa, ma questo non giustifica un adulto ad approfittarsi di lei e del suo bisogno d'amore. Fra fare la smorfiosa e l'atto sessuale c'è una bella differenza.
    - Humbert non è il santo che vuol sembrare. Basta togliersi i paraocchi e leggere Lolita con attenzione. Lui manipola e controlla la vita di Lolita in ogni modo possibile; controlla le sue finanze, le sue amicizie, quello che studia. Soffoca ogni possibile impeto di ribellione in lei eppure quando Lolita, già più grande, inizia a comprendere che nel loro rapporto c'è qualcosa di sbagliato e si ribella come può, lui la sminuisce dicendo che "fà i capricci". In questa fase Lolita è confusa, vorrebbe uscire da questa situazione ma al tempo stesso no, perché Humbert la mantiene e provvede a lei, è lei è totalmente dipendente da lui, non saprebbe come cavarsela da sola (e anche questo è opera di Humbert).
    - Nei "momenti di lucidità" di Humbert, sopratutto verso la fine del libro, sale a galla una verità agghiacciante. Come il fatto che la "magica prima notte" non sia stata poi così magica per la piccola controparte, o come quando lui prende consapevolezza ancor prima di Lolita stessa che quello che lui le ha fatto l'ha segnata a vita. In modi subdoli, ancora più evidenti, ma ha lasciato un segno a cui nessuna somma di denaro potrà porre rimedio.

    Lolita è un caso letterario straordinario, forse l'unico in cui ci sia una "vittimizzazione del lettore" al pari della vittimizzazione di Lolita. C'è un'unica voce narrante che dipinge il mondo di Lolita, quella di Humbert. Lui è Dio, l'unica verità, il solo di cui possiamo fidarci perché è il solo di cui sentiamo la voce. Lui ci manipola e ci controlla sin dalle prime righe, distorcendo la realtà dei fatti e manipolando le nostre menti per spingerci a vedere certe cose meno gravi di altre. Arriviamo addirittura a giustificarlo e compatirlo, perché in fondo non è uno di quei pedofili violenti che stuprano e ammazzano i bambini. E' uno di noi, un signore distinto, acculturato, che, poverino, si prende una sbandata per una ragazzina e si "lascia prendere la mano".

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    1. E tutto questo mentre lui stesso ci racconta di come abbia progettato un omicidio (!) pur di raggiungere i suoi scopi, e dei vari metodi di manipolazione con cui circuisce Lolita.

      Siamo, ripeto, sue vittime tanto quanto lo è Lolita o qualsiasi vittima di un pedofilo. Incapaci di riconoscere il male che viene fatto anche quando ce lo troviamo sotto gli occhi, propensi a giustificare tutto perché sentiamo empatia per lui - e non si può sentire empatia per un pedofilo, no?

      Credo che molta confusione derivi anche dall'accezione che molti hanno della pedofilia. La pedofilia non è solo un crimine. E' anche un crimine (in molti stati ma non tutti!) ma è, principalmente, una malattia. Il pedofilo distorce la realtà a suo favore per discolparsi di cose di cui sa benissimo di essere colpevole. Nega di essere malato, ha paura della stessa parola "pedofilia", nega la realtà. E' una persona solitamente incapace di prendersi le proprie responsabilità. Non vuole e non crede di fare del male alle sue vittime (i pedofili violenti sono tutta un'altra categoria rispetto ai pedofili, non confondiamo!). Però al tempo stesso è una persona abbastanza furba e consapevole delle leggi in vigore da aspettare l'occasione giusta, il bambino giusto, quello più vulnerabile. E lo fà spesso in giacca e cravatta, con il portafogli pieno, una bella moglie e magari figli propri a casa e la più rispettabile delle reputazioni.

      P.S. il tizio che ha commentato dicendo che "Humbert non è un pedofilo perché ha provato attrazione solo per Lolita e non per altre ragazzine" deve leggersi o rileggersi il libro con attenzione. Prima di Lolita lui prova attrazione per una lunga schiera di ragazzine. Lolita è, semplicemente, una preda che lui trova più accessibile di altre (bisognosa d'amore, trascurata dalla famiglia, etc. la vittima perfetta per un pedofilo accorto!).

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    2. Bravissima, hai spiegato tutto nei minimi dettagli! Ho trovato inconcepibili quei commenti, la superficialità dei giudizi che scaricano la colpa su una bambina in piena crisi (ormonale e familiare). E Humbert, come scrivi tu, è il perfetto pedofilo: subdolo e ben consapevole di quello che sta facendo. Ho apprezzato tantissimo il libro ma non si può non scindere la verità attraverso le stesse parole del protagonista.

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    3. Grazie dei complimenti! Lolita è un libro straordinario proprio perché fà discutere sulle possibili interpretazioni ancora oggi. Basta questo a classificarlo come "capolavoro della letteratura", se poi ci metti anche lo stile di Nabokov *sbav*
      Come consigliato sotto da Alaisse, anch'io consiglio a tutti di leggere il libro "Leggere Lolita a Teheran", una delle analisi più lucide che ho mai letto su Lolita (e vari altri libri).

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  7. Mi fanno sempre rabbia e persone che dipingono Dolores come 'la colpevole', colei che, in fondo, ha rovinato un uomo per bene tentandolo in continuazione e seducendolo.
    Mi pare che abbiano letto un altro libro: Humbert è un mostro. È un personaggio complesso, ma è agghiacciante il modo in cui giustifica a sé stesso e al lettore le sue pulsioni... e se fosse così positivo come molti lo dipingono, avrebbe dovuto allontanarsi dalla bambina nel momento in cui ha capito l'effetto che aveva su di lui. Invece sposa la madre, la uccide ed elimina chiunque possa mettersi tra lui e la ragazzina.
    Dolores è una smorfiosa, ed è curiosa sul sesso, ma questo non giustifica né è la causa dell'abuso di un adulto, del suo patrigno, che procede ad isolarla dal resto del mondo e a manipolarla per farle credere che quello che fanno è normale, e che per lei sarebbe molto peggio se cercasse di scappare.
    Dolores non ha la più pallida idea di che cosa stia succedendo. Humbert sì.
    Dolores ha dodici anni. Humbert è un'adulto fatto e finito.

    E come si fa a dire che non è un pedofilo? Come detto da Panssj, Dolores è l'ultima di una sfilza di ragazzine verso cui Humbert ha provato attrazione sessuale, solo che è accessibile. E se non ricordo male il desiderio di lui inizia a diminuire quando lei inizia a crescere, e a non avere più l'aspetto di una bambina.

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    1. Infatti non capisco, sembra una lettura unilaterale. Nel libro si capisce benissimo che Lolita è ostaggio di quest'uomo, e lo stesso Humbert ammette di averla seriamente compromessa. Dire che non sia un pedofilo è mettersi i paraocchi.

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  8. Un post bellissimo, davvero.

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  9. Hai reso molto bene il mio pensiero su questo libro, ma anche Panssj ha saputo cogliere i dettagli fondamentali.
    Devo ammettere che ho deciso di leggere Nabokov dopo aver finito "Leggere Lolita a Teheran" che è un altro libro meraviglioso (ovviamente consigliato a tutti), quindi avevo già dietro una certa "critica" verso il romanzo stesso.
    Ma che ci siano persone che davvero pensano che la colpevole sia Lolita e che Humbert non sia un pedofilo, ma sia "solo innamorato", mi fa a dir poco inorridire. La scrittura di Nabokov è magistrale proprio nel tirare il lettore dalla parte del protagonista, nell'abbassare quelle difese che normalmente ci impedirebbero di simpatizzare con un pedofilo, ma che in questo caso, essendo lui l'unica voce narrante, si ritorcono contro di noi. Perché se uno è innamorato non può certo essere una cattiva persona, no?
    NO.
    Humbert non è "solo innamorato", Humbert approfitta di una dodicenne, e ripeto DODICENNE, progettando l'omicidio della madre, tagliandola fuori dal mondo e controllando la sua vita, pagandola e corrompendola per delle prestazioni sessuali che, se ci fossero raccontate da altri e non dallo stesso Humbert ci apparirebbero per ciò che sono: squallide e per nulla consenzienti.
    Certo l'autore ci porta a guardare la storia dal punto di vista di Humbert e dunque in modo distorto, ma è solo questione di sapere leggere il romanzo e non farsi ingannare dalla manipolazione di Nabokov stesso.
    Non è questione di moralismo, ma proprio dell'opposto: sapere ammettere di aver "tifato" per il cattivo, di averlo capito, di avere anche provato pietà per lui e, NONOSTANTE questo, riuscire a condannarlo per quello che è: un uomo di mezza età che approfitta di una ragazzina indifesa e di un'occasione che certo non può lasciarsi sfuggire, un pedofilo.
    Perché Lolita può averlo "provocato" quanto vuole, lui resta un adulto, nonché suo tutore, e la consapevolezza e il potere che esercita su di lei non possono essere certo paragonati a quelli della ragazzina che si trova invece in totale dipendenza da questo quasi sconosciuto.

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    1. Mi piace moltissimo il tuo punto di vista. Moralismo è condannare un capolavoro come Lolita, a prescindere, solo perché tocca certe tematiche. Non è moralismo vedere le cose per come stanno e per come vuole farcele intendere Nabokov tra le righe. L'amore non è amore in qualsiasi caso. Non è amore se si picchia la propria donna usando la scusa della gelosia e del "tenerci troppo", non è amore se si violenta nell'arco di due anni una bambina di dodici anni. E su questo non dovrebbe esserci nessun dubbio.

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    2. Non si può certo condannare l'opera letteraria, che è un vero capolavoro, ma ciò che vi avviene dentro invece sì. Il fatto che molti siano dalla parte di Humbert dimostra semplicemente che Nabokov è stato geniale nel tratteggiare una psicologia tanto deviata facendola apparire quasi normale, o per lo meno scusabile. Ma come dici te, non dovrebbero esserci dubbi su dove sta la ragione e sul fatto che non possa essere definito amore un rapporto del genere.

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