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Salve a tutti, e benvenuti ad un'altra puntata de “Il Tempio degli Otaku”! Questa settimana parliamo di un problema sociale molto sentito nel Sol Levante: il bullismo (o “ijime”). Anche da noi è così – sebbene, a parere di chi scrive, si faccia ancora troppo poco per trovare soluzioni – ma in Giappone è una vera e propria piaga, che colpisce le scuole di ogni grado.
Sarebbe stato facile girare il corto dal punto di vista di Don-chan, che non ha fatto niente per trovarsi in quella situazione. Timido e remissivo, seppure non esente da fiacchi tentativi di ribellione, soltanto fuori da scuola trova un modo per esprimere se stesso nel suo piccolo.
Per “Shiranpuri”, la risposta è un deciso “Sì”. Il nostro innominato narratore è perfettamente consapevole di ciò che sta capitando a Don-chan, e ne è dispiaciuto nel profondo: vorrebbe intervenire in qualche modo. Nella sua immaginazione – segnalata graficamente da fondali rossi – lo vediamo lanciarsi in aiuto del suo amico in prodigiose imprese da cui i bulletti escono con le ossa rotte (metaforicamente, si intende). Ma in realtà non succede niente di tutto questo: osserva e basta, anche quando avrebbe l'occasione per parlare. Anche se i bulli finalmente lasciassero in pace Don-chan – o venissero costretti a lasciarlo in pace – la prossima vittima diventerebbe automaticamente lui, per il solo motivo che non si è fatto gli affari propri. E questa è un'eventualità assolutamente da evitare.
C'è rimorso, certo, ma non abbastanza per trovare la forza di volontà adatta a fare un gesto eclatante. Quando gli eventi precipitano, il nostro protagonista è torturato dal senso di colpa, perché sa che avrebbe potuto fare di più. Una volta sfogatosi con l'unico adulto che ha davvero a cuore i due bambini, però, riceve una risposta crudele ma veritiera: nella sua omertà è diventato uguali ai bulli, perché lui, e tutta la classe, hanno lasciato da solo Don-chan.
Naturalmente, essendo un prodotto creato a scopo educativo, segue epifania, con tanto di colpo di scena sulle motivazioni del bullo. Se si deve cercare il pelo nell'uovo, un difetto di “Shiranpuri” è il tono un po' troppo didascalico con cui a volte vengono dipinti gli eventi: un perfetto esempio è la scena sopraccitata, dove l'adulto dice più o meno alla lettera quanto scritto. Anche una metafora tra un gattino di cui Don-chan si prende cura e il protagonista è un po' tirata per i capelli, e pone eccessivamente l'accento su una morale che il cortometraggio in realtà aveva già fatto pervenire – in modo più sottile – allo spettatore. È un cliché, ma in questo caso è quantomai vero: “Shiranpuri”, seppure abbia come target principale i bambini, può essere visto anche da adulti, perché l'estrema sensibilità con cui viene affrontato il tema lo rendono più profondo di quanto possa sembrare a giudicare dall'elementare grafica. Inoltre, il bullismo è un argomento che ha toccato molti da vicino, in molte forme, e di cui spesso si parla in modo superficiale: è una ventata di aria fresca, un'opera che adotta un approccio diverso....E per oggi è tutto, cari amici. Arrivederci alla prossima volta, con un'altra puntata de “Il Tempio degli Otaku”!

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