martedì 4 marzo 2014

Recensione: La penultima città di Piero Calò




La penultima città
La penultima città, Piero Calò
Las Vegas edizioni
330 pagine, 15 euro

Uscito il 27 novembre scorso, questo libro è il secondo romanzo di Piero Calò, autore caratterizzato da 
un lessico molto elaborato e creativo.
“La penultima città” è una distopia ambientata in un futuro prossimo con una piacevole vena di humour nero, in cui le nazioni più avanzate dell’Occidente si sono fuse nella Giolla Unita. In questa sorta di entità sovranazionale il lavoro non esiste (almeno come attività produttiva) e il denaro è andato in pensione, sostituito da una Tessera-punti che viene ricaricata mensilmente e in modo egualitario a ogni cittadino, con cui è possibile acquistare i beni essenziali e soddisfare i propri vizi. Non che tutto sia permesso: le possibili distrazioni si limitano alla palestra, fondamentale per sfogare le energie e scolpire corpi tutti uguali, e l’Hotel Gramsci, ovvero il bordello, dove è possibile realizzare tutte le più perverse fantasie sessuali.
L’unica cosa che non è possibile acquistare con la Tessera sono i viaggi nelle altre città della Giolla Unita (dette Oasi Felici), visibili solo attraverso gli enormi maxi schermi posti in tutte le vie di Torello: ogni persona deve vivere là dove si trova, senza potersi muovere per tutta la vita, a meno che non accumuli una certa quantità di oro, che viene virtualmente consegnato al fortunato cittadino dalla Beni, Vizi e Servizi (un ente che ha preso il posto delle vecchie amministrazioni pubbliche) in cambio di lavori particolarmente prestigiosi o di atti di eroismo. Leggendo il libro scopriremo che arrivare alla quantità d’oro necessaria è pressoché impossibile.
Ma quali sono questi atti di eroismo? Il tutto si risolve nell’organizzare i soccorsi per le vittime della bomba quotidiana che scoppia nella città, anche se nessuno ricorda perché ogni giorno debba esplodere una bomba: ormai tutti sembrano aver accettato la deflagrazione quotidiana senza farsi domande. Allo stesso modo nessuno ricorda cosa sia la religione, a parte fugaci reminescenze di un grande edificio ormai abbandonato, la gionta, e di una strana entità, conosciuta come “Questo, Codesto e Tale”.
All’interno di questo mondo si muove un gruppo di personaggi pittoreschi, molto diversi tra loro, che incarnano le differenti tipologie di cittadini residenti nell’Oasi Felice di Torello. La bellissima Michela Gang Bang, badassa (prostituta) all’Hotel Gramsci, deve convivere con un trauma e una cicatrice che l’hanno marchiata nel profondo; Nino Flora, che condivide con lei un appartamento, a differenza degli altri abitanti della città sta disperatamente cercando un lavoro per dare un senso alla sua esistenza e sembra non apprezzare gli svaghi offerti (imposti) dalla Beni, Vizi e Servizi. Giona Paraponzi si comporta invece come un cittadino modello: non lavora, si preoccupa di accumulare grammi d’oro, frequenta palestra e bordello; un pensiero improvviso però cambierà il suo modo di vedere la realtà. Questo impulso di autocoscienza, assieme all’arrivo a Torello di un misterioso personaggio che pare manipolare dall’ombra l’intera città, sconvolgerà l’apparente immobilità dell’Oasi Felice, fino a catapultare i personaggi verso un finale dai toni apocalittici, inaspettato, che senza porre termine alla storia con una conclusione ben definita mette il lettore di fronte a diverse possibilità, assegnandogli il compito di interpretare l’epilogo secondo la sua sensibilità.

Il tono del libro è malinconico e irriverente, pervaso da un’ironia allo stesso tempo volgare e raffinata. I personaggi vengono descritti da un narratore onnisciente con dovizia di particolari sia dal punto di vista fisico che psicologico, ma proprio quando crederemo di conoscerli bene riusciranno a sorprenderci con rivelazioni sul loro passato o prese di coscienza e azioni inconsulte.
All’interno della trama principale, quella del mondo distopico della Giolla Unita, si inseriscono diversi temi secondari che focalizzano l’attenzione del lettore su alcune tematiche che caratterizzano il declino della società, quali la crisi dell’identità personale, la crisi della memoria collettiva, l’uso di stupefacenti, le perversioni legate ad un uso consumistico della genetica (un macellaio di Torello, Tiziano, crea la “caramolla”, una nuova razza bovina composta solamente di filetto), lo sfruttamento degli svaghi e della paura per la creazione del consenso nei governi totalitari, il radicalismo religioso come soluzione ai problemi della società.
Una delle caratteristiche peculiari del romanzo è sicuramente il linguaggio: l’autore riesce in un esperimento linguistico frutto dell’accostamento di termini provenienti da ambienti semantici differenti (talora anche da lingue diverse, come l’improbabile italo-francese parlato dalla vedova Gnutti Bella e dai due nipoti Le Mec e Le Truc), con vocaboli talora sboccati, spesso inventati, che vogliono rappresentare la peculiarità della lingua parlata da Torello. Essa infatti è frutto di un impoverimento del linguaggio dovuto all’immobilismo dell’Oasi Felice, priva di contatti col mondo esterno e con un lessico chiuso e in fase regressiva. Una lingua che sta morendo, dove a molti termini ormai non è più associato un significato e che sta venendo lentamente dimenticata, proprio come tutto ciò che precede la creazione della Giolla Unita.
“La penultima città” è un romanzo distopico ben costruito, dove forma e contenuto concorrono nel rendere l’idea di una società in declino, ipotetica e ambientata nel futuro ma non per questo meno credibile, anzi potenzialmente molto vicina alla nostra civiltà occidentale.


Voto: 






Piero Calò
è nato a Taranto nel 1969 e vive a Torino dal 1992. Nel 1999 ha pubblicato il saggio “Gola profonda – la pornografia prima e dopo Linda Lovelace” (Lindau), un’analisi del cinema underground e della rivoluzione sessuale in Italia.
Nel 2010 è uscito il suo romanzo d’esordio “L’occhio di porco” (Instar Libri), nel 2011 ha partecipato alla raccolta di racconti “Sangu – racconti noir di Puglia” (Manni). Gestisce una cartolibreria molto colorata, Emoticom (www.emoticom.it).


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