martedì 29 novembre 2016

Recensione: Ultime lettere da Montmartre di Qiu Miaojin


Ultime lettere da Montmartre, Qiu Miaojin
Calabuig
176 pagine, € 14.00


Qiu Miaojin (1969-1995) è stata una scrittrice taiwanese, sconosciuta ai più - guardare la desolazione della pagina italiana di Wikipedia per credere. Un oblio immeritato, senza dubbio, perché le informazioni che si possono trovare su di lei su internet ci danno l'idea di un'artista interessante e di talento. Oltre ai suoi studi di psicologia e femminismo, particolarmente importante è la sua attività letteraria: sotto forma di romanzi, racconti, poesie e memoir la Miaojin si inserisce nella narrativa queer, ormai assodata in Occidente, ma rara a Taiwan. Nel 1995, in circostanze misteriose, il suicidio a Parigi.

Al di là della Cina è difficile reperire opere di Qiu Miaojin, anche in lingua inglese. Per quanto riguarda l'Italia, invece, la casa editrice Jaca Book, nella collana Calabuig, ha recentemente pubblicato Ultime lettere da Montmartre, che come suggerisce il titolo è il suo ultimo libro. È quest'opera che oggi ci accingeremo a recensire; ma non sarà un compito semplice, e non solo per la sua frammentarietà. Purtroppo bisogna guardare in faccia la realtà e riconoscere che, a meno di non essere studiosi di letteratura cinese, un lettore italiano non possiede gli strumenti necessari per capire questo libro.

La lettura di Ultime lettere da Montmartre è estremamente difficoltosa e poco lineare. In primis per la varietà degli stili usati dall’autrice, come l'epistolario, il memoir, la poesia, alternati seguendo solo l’istinto e la creatività. La narrazione, se così possiamo chiamarla, si concentra su un periodo particolarmente difficile per la Miaojin, tra delusioni amorose e turbinii emozionali difficili da decifrare, anche per lei stessa. Facile quindi immaginare lo spaesamento del lettore italiano che, ricordiamolo, la incontra per la prima volta in assoluto in queste pagine.

A questi problemi strutturali - che però, a ben guardare, conferiscono anche fascino all’opera, e rendono l’idea del talento dell’autrice - si aggiunge l’edizione, che non fornisce nessun aiuto al lettore. A parte il testo, infatti, non ci sono contenuti aggiuntivi. Non esistono né prefazione né postfazione, la biografia dell’autrice si limita a una manciata di righe. Le uniche informazioni disponibili si trovano sul sito di Calabuig (perlopiù articoli e recensioni); rimane comunque il fatto che l’edizione cartacea è priva di materiali critici. Un dettaglio non di poco conto per un editore che ha l’ambizioso obiettivo di portare in Italia un’autrice sconosciuta. La traduzione del libro - fluida, e supportata ottimamente dall'editing - è firmata da una professoressa universitaria di Lingua e letteratura cinese, Silvia Pozzi; si sarebbero potute usare le sue competenze anche per presentare l'opera al lettore. Purtroppo così non è stato. Anche la scelta editoriale di presentare un'opera autobiografica al mercato italiano rende perplessi: forse avrebbe reso meglio il romanzo Notes of a Crocodile, l’unico ad essere stato anche tradotto in inglese.

Spiace firmare una recensione estremamente vaga, senza neanche un voto finale per aiutare chi legge a valutare l’acquisto, tuttavia Ultime lettere da Montmartre, così com’è nella sua edizione italiana, è difficile da comprendere appieno. Spiace anche essere duri con una casa editrice che ha nella sua mission l’ecletticità e l’ambiziosità: doti sempre positive, sopratutto in un mercato asfittico come quello nostrano, ma che devono essere supportate anche dal pragmatismo. Pubblicare un’opera epistolare senza un degno apparato critico, e quindi senza dare al lettore gli strumenti necessari per goderla, è una scelta non priva di conseguenze. Speriamo, tuttavia, che la storia di Qiu Miaojin in Italia prosegua, perché è una scrittrice che merita più notorietà.



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